Pordenone (martedì, 9 dicembre 2025) — In occasione della Giornata internazionale dei Diritti Umani, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani lancia un monito al Paese: in Italia i diritti fondamentali non vengono spesso negati apertamente, ma sono progressivamente indeboliti nella vita quotidiana delle persone.
di Monia Settimi
Oggi la povertà non ha un solo volto. Non è solo economica: è abitativa, sanitaria, educativa, digitale. Una realtà stratificata e spesso invisibile, che riduce le possibilità e svuota la sostanza dei diritti. Quando l’accesso a istruzione, salute o servizi essenziali dipende dal reddito, dalla competenza digitale o dalla possibilità di emigrare, quei diritti smettono di essere universali.
I dati della Comunità di Sant’Egidio sono allarmanti: quasi sei milioni di persone vivono in povertà assoluta, oltre un milione sono minori. Famiglie soffocate dall’aumento degli affitti e sfratti in crescita anche tra bambini, mentre migliaia di alloggi popolari restano vuoti. La povertà non è una statistica, ma volti e storie spezzate, accompagnate da una solitudine crescente che impoverisce quanto la mancanza di reddito.
La povertà sanitaria è drammatica: nel 2024 oltre mezzo milione di persone ha rinunciato a farmaci o cure non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, tra cui quasi 146.000 minori. Molti cittadini rinunciano a visite ed esami a causa di costi o liste d’attesa, minacciando il diritto fondamentale alla salute.
Accanto a quella materiale, cresce una povertà invisibile ma decisiva: quella digitale. In una società in cui il digitale è infrastruttura dei diritti, chi non possiede competenze rischia l’esclusione da sanità, scuola, lavoro e partecipazione democratica. La mancanza di alfabetizzazione digitale colpisce famiglie fragili, minori, anziani, migranti e persino operatori sociali ed educativi. La sfida oggi è trasformare la tecnologia da barriera a strumento di inclusione.
A queste disuguaglianze si somma un fenomeno che riguarda il futuro del Paese: l’emigrazione giovanile. Dal 2011 oltre 630.000 giovani hanno lasciato l’Italia, più del numero dei nati. Più del 40% degli emigrati è laureato. La fuga non è solo attrazione per l’estero, ma risposta a salari insufficienti, precarietà, costi della vita insostenibili e mancanza di prospettive. Il diritto di restare senza rinunciare alla dignità viene sempre più negato.
Come docenti di Diritti Umani, il Coordinamento osserva quotidianamente queste contraddizioni nelle scuole e università. Gli studenti sono informati e sensibili, ma anche disillusi, costretti a immaginare il loro futuro lontano. Educare ai diritti oggi significa fornire strumenti concreti per leggere la realtà e comprendere che i diritti non sono astrazioni, ma condizioni di vita praticabili.
In questo contesto nasce la terza edizione dell’Albero dei Diritti Umani, un’iniziativa simbolica e pedagogica che trasforma le aule in spazi di consapevolezza e partecipazione. Ogni diritto riconosciuto diventa una radice, ogni riflessione critica un ramo, ogni azione di cittadinanza una foglia rivolta al futuro.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non chiede celebrazioni formali, ma coerenza: scelte concrete per giustizia sociale, salute, innovazione, inclusione e dignità del lavoro. Solo così i diritti diventano reali.
Oggi, più che mai, rendere reali i diritti significa non lasciare indietro i più fragili, non costringere i giovani ad andarsene e garantire accesso a salute, istruzione e digitale per tutti. La vera giustizia si misura nella vita quotidiana delle persone.
Last modified: Dicembre 10, 2025

