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Giada Alzetta, la giovane d’acciaio che ha conquistato l’Europa: «La medaglia? Il vero premio è lo sguardo felice dei miei genitori»

Maniago (domenica, 13 luglio 2025) — Nuota da quando aveva due anni, ma oggi Giada Alzetta, 18 anni e originaria di Montereale, è vice campionessa europea nei 400 misti. Dalla piscina di Maniago al podio internazionale, la sua è una storia di determinazione, talento e cuore. E se c’è un momento che porterà per sempre con sé, non è il tuffo in vasca o l’arrivo sul traguardo: «Vedere i miei genitori in piedi con le braccia alzate. È lì che ho capito cosa significa davvero vincere».

di Monia Settimi

Dopo gli esordi da bambina, è con l’agonismo che arriva la svolta. All’età di 12 anni termina tutti i corsi base e inizia la carriera competitiva. Le prime medaglie, i campionati italiani, poi la grande scelta: trasferirsi in Veneto, lasciando la sicurezza di casa. Si unisce alla Leosport, la società in cui si allena anche Thomas Ceccon, pluricampione olimpico. «Volevo mettermi alla prova, uscire dalla mia zona di comfort», racconta Giada. «E non è stato facile, ma ogni passo fuori dalla routine mi ha fatto crescere».

Le sue giornate sono scandite dal ritmo serrato degli allenamenti: sveglia prima dell’alba, vasca, scuola, vasca di nuovo, poi studio e recupero. La piscina dista appena due chilometri dall’istituto, che le permette di iniziare le lezioni dopo l’allenamento del mattino. Un equilibrio non semplice, ma fondamentale per chi vuole tenere insieme scuola e sport ad altissimo livello.

Nel suo percorso ha incontrato idoli diventati colleghi. Su tutti, Katinka Hosszu, la “Iron Lady” del nuoto europeo, primatista nei misti. Ma è anche l’allenarsi accanto a Ceccon ad averla ispirata: «All’inizio avevo quasi paura di parlarci, era un riferimento per me. Poi ho scoperto una persona umile e disponibile. Da lui imparo ogni giorno».

E proprio in Slovacchia, ai Campionati Europei Under 23, arriva il sigillo. Dopo una buona prova nei 200 misti, Giada capisce che qualcosa sta cambiando. Nella finale dei 400, la gara è tesa, combattuta: «Eravamo in quattro a giocarcela, sapevo che dovevo resistere fino all’ultima bracciata». Quando tocca il bordo e vede le luci del podio accendersi, si volta verso gli spalti: «I miei genitori erano in piedi, urlavano, con gli occhi lucidi. Quel momento non ha prezzo».

Giada ha nuotato forte. Ma quello che la spinge a farlo ogni giorno è ancora più forte: una famiglia che crede in lei, una passione che non si spegne mai e la voglia costante di superarsi. La corsia europea è solo l’inizio.

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Last modified: Luglio 13, 2025
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