Pordenone (martedì, 16 dicembre 2025) — Il carcere di Pordenone non è solo una struttura di detenzione, ma un tema che riapre una questione politica irrisolta. In consiglio comunale il Partito Democratico accende i riflettori su un’assenza che, secondo l’opposizione, pesa da anni: la mancanza di un Garante comunale per le persone detenute. A portare il tema sul tavolo istituzionale è la consigliera Irene Pirotta, con un’interrogazione che chiede all’amministrazione di colmare rapidamente questo vuoto.
di Monia Settimi
All’interno del Castello cittadino ha sede una delle principali strutture penitenziarie del Friuli Venezia Giulia. Eppure, nonostante la presenza del carcere e il quadro normativo favorevole, Pordenone resta priva di una figura dedicata alla tutela dei diritti dei detenuti, a differenza di altre città della regione che hanno già scelto questa strada. Una distanza che, per il Pd, non è più giustificabile, soprattutto dopo l’accordo nazionale del 2022 tra ANCI e il Garante nazionale, nato proprio per incentivare i garanti territoriali.
Secondo Pirotta, il garante non va letto come un ruolo formale o simbolico, ma come un presidio concreto di legalità e prevenzione. Monitorare le condizioni di detenzione, facilitare il dialogo tra istituzioni e carcere, accompagnare percorsi di reinserimento sociale significa ridurre le tensioni e abbassare il rischio di recidiva, con effetti diretti sulla sicurezza della città.
Il Partito Democratico sottolinea come parlare di sicurezza urbana senza includere il tema del carcere sia una contraddizione. La tutela dei diritti fondamentali delle persone private della libertà e l’investimento su politiche rieducative vengono indicati come elementi essenziali per costruire una città più sicura e più coesa, in linea – osservano i dem – anche con gli obiettivi dichiarati dall’amministrazione.
L’opposizione richiama inoltre le esperienze già avviate in numerosi Comuni italiani, dove il Garante opera con assetti snelli, risorse limitate e costi sostenibili, senza impatti rilevanti sui conti pubblici. Da qui la richiesta non solo di istituire la figura anche a Pordenone, ma di chiarire quali siano i tempi e le modalità per dotarsi del regolamento necessario.
Per Irene Pirotta la questione è soprattutto politica e culturale: trasformare i principi in scelte concrete. “I diritti non si fermano davanti alle mura del carcere – ribadisce –. Occuparsene significa rendere Pordenone una città più sicura, più giusta e più responsabile”. Un messaggio che punta a riaprire il confronto e a spingere l’amministrazione a una decisione chiara.
Last modified: Dicembre 16, 2025

