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Shutdown Usa, effetti anche ad Aviano: carte di credito bloccate per i civili americani

Aviano (giovedì, 2 ottobre 2025) — Lo shutdown del governo statunitense, scattato il 1° ottobre dopo il mancato accordo al Congresso sulla legge di bilancio, ha fatto sentire i suoi effetti anche in Italia, e in particolare alla base di Aviano. Se i militari continuano a lavorare regolarmente, la situazione è diversa per i circa 300 dipendenti civili americani, rimasti senza stipendio e con le carte di credito bloccate.

di Monia Settimi

Per il momento non ci sono rischi di licenziamenti, ma la preoccupazione resta alta. A confermare la portata del problema è stato anche un messaggio pubblicato – e poi rimosso – dalla pagina ufficiale della base: «A causa dello shutdown questa pagina non sarà aggiornata». Un segnale che ha alimentato timori e incertezze.

Il sindacato Uiltucs, attraverso Angelo Zaccaria, ha chiarito che i soldati non hanno mai interrotto le proprie attività, mentre per i civili la situazione rientra nel cosiddetto furlough, il congelamento dei finanziamenti statali che impedisce il pagamento degli stipendi fino a quando non verrà trovata un’intesa politica a Washington.

Intanto, a Catania si è tenuto un incontro tra i rappresentanti sindacali italiani e i vertici del Jcpc, l’organismo che gestisce i rapporti con i lavoratori non americani impiegati nelle basi militari Usa nel nostro Paese. Dal confronto non sono emerse indicazioni di tagli al personale, ma il clima rimane teso.

Negli Stati Uniti lo shutdown coinvolge circa 750mila dipendenti federali, costretti al congedo non retribuito, con una spesa stimata per l’economia americana di circa 400 milioni di dollari al giorno. I lavoratori riceveranno gli arretrati solo alla fine dell’emergenza, mentre chi svolge compiti considerati essenziali – sicurezza, sanità, trasporti e difesa – deve comunque presentarsi al lavoro, ma senza percepire stipendio.

È il primo blocco delle attività amministrative federali da sette anni a questa parte. In passato lo stallo più lungo si era registrato durante la presidenza Trump, con 35 giorni consecutivi di sospensione, mentre nel 2013 sotto Obama lo stop era durato 16 giorni. Al momento non sembra vicina una soluzione: al Senato il provvedimento è stato respinto, e servirà un compromesso tra democratici e repubblicani per superare l’impasse.

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Last modified: Ottobre 2, 2025
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