Pordenone (sabato, 29 novembre 2025) — Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani accoglie con forte interesse “La scuola a prova di privacy”, il nuovo vademecum diffuso dal Garante per la protezione dei dati personali. Un documento che si inserisce in un percorso ormai imprescindibile: costruire una cultura digitale capace di tutelare i diritti fondamentali, in linea con il Regolamento europeo 2016/679 (GDPR) e la normativa nazionale aggiornata.
di Monia Settimi
Il Garante invita a riflettere sul ruolo delle tecnologie nella quotidianità scolastica. Strumenti come chat, app di messaggistica e intelligenza artificiale influenzano abitudini e relazioni, richiedendo un uso più consapevole da parte di genitori, studenti e docenti.
Uno dei punti più rilevanti riguarda proprio le chat private: non rappresentano canali istituzionali e non possono sostituire i mezzi ufficiali di comunicazione degli istituti. Non è un divieto, ma un invito a rispettare i principi del GDPR, in particolare correttezza, liceità e minimizzazione dei dati. La condivisione impropria di immagini, video o informazioni su minori può configurare una violazione del Codice privacy ed esporre a responsabilità civili.
Il vademecum affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale a scuola. Le Linee guida ministeriali, approvate con il parere del Garante, richiamano l’articolo 22 del GDPR, che tutela da processi decisionali automatizzati e profilazioni eccessive, e anticipano quanto previsto dal nuovo AI Act europeo, che vieta sistemi in grado di analizzare o inferire emozioni in contesti educativi. La scuola, sottolinea il CNDDU, non deve trasformarsi in un terreno di sperimentazione incontrollata.
Da qui il richiamo a privilegiare strumenti istituzionali come il registro elettronico, che assicura comunicazioni tracciabili, trasparenti e sicure, nel rispetto dell’articolo 32 del GDPR e del D.P.R. 275/1999 sull’autonomia scolastica. Stesse cautele devono valere per la pubblicazione online di graduatorie e elenchi, che devono rispettare il principio di minimizzazione e la normativa sulla trasparenza.
Per il CNDDU, l’uso costante di chat estemporanee, smartphone e canali informali rivela la necessità di una vera educazione alla cittadinanza digitale. Le norme, da sole, non bastano: serve un percorso culturale che permetta alla comunità scolastica di comprendere il valore etico e giuridico delle azioni digitali quotidiane.
La scuola, in quanto presidio democratico, ha il compito di guidare questo cambiamento affinché la tecnologia diventi una risorsa e non un rischio. Per questo il CNDDU conferma il proprio impegno a promuovere formazione, alfabetizzazione digitale e collaborazioni istituzionali, costruendo un ambiente davvero “a prova di privacy”.
Solo una comunità educante matura, capace di bilanciare rapidità comunicativa e tutela della persona, potrà garantire un uso dell’innovazione rispettoso dei diritti dei più giovani.
Last modified: Novembre 30, 2025

