Pordenone (venerdì, 23 gennaio 2026) — C’è un momento, prima dello scontro, in cui tutto passa da una parola detta male o da una parola non detta. È lì che si gioca la partita più importante. E proprio da lì partono, in questi giorni, alcune aule delle scuole superiori della provincia di Pordenone.
di Monia Settimi
Mentre il Paese è scosso da un dolore che non lascia indifferenti – come la morte dello studente ucciso a scuola a La Spezia, epilogo drammatico di un conflitto cresciuto senza argini – nel Pordenonese si prova a cambiare prospettiva: fermarsi prima, capire prima, parlare prima.
Per questo nelle classi arrivano le avvocate. Non per spiegare norme o procedure, ma per fare un lavoro più radicale: insegnare a comunicare, ad ascoltare davvero, a riconoscere il conflitto quando nasce e a non lasciarlo degenerare. Un intervento silenzioso, ma necessario, che parte dal linguaggio e dalle relazioni, là dove spesso si annidano incomprensioni, rabbia e isolamento.
L’iniziativa nasce dall’incontro tra l’Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione (UNAM) di Pordenone e Uguali Diversi, progetto di cittadinanza attiva per la scuola secondaria di secondo grado promosso dall’associazione culturale Thesis, in collaborazione con l’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia e curato da Emanuela Furlan. Un’alleanza resa possibile anche grazie al sostegno di Banca 360, Fondazione Friuli e di diversi Comuni del territorio.
Il cuore dell’intervento sono i laboratori “Parliamone!”, ideati da UNAM e inseriti nel percorso “L’arte di dire e di ascoltare. Le parole che costruiscono relazioni”. Qui la comunicazione diventa uno strumento concreto di prevenzione: si lavora sulle emozioni, sul disagio che spesso resta senza nome, sulle dinamiche che trasformano un malinteso in uno scontro aperto. Perché il conflitto, spiegano le avvocate, non è di per sé negativo: lo diventa quando viene ignorato, minimizzato o lasciato esplodere.
Le prime classi coinvolte raccontano già molto. Alla 5S dell’Istituto Torricelli di Maniago, con la professoressa Patrizia Zoffo, hanno lavorato le avvocate UNAM Cristina Corba, Manuela Zanussi e Rosanna Rovere. Alla 5A AFM dell’Istituto di Istruzione Superiore Sacile-Brugnera, invece, sono entrate in aula Marzia Lollo ed Elisa Baviera. In entrambi i contesti, ragazze e ragazzi hanno risposto con partecipazione e profondità, portando in classe esperienze quotidiane, tensioni vissute, domande spesso rimaste sospese.
I numeri restituiscono la dimensione del progetto: 560 adesioni al liceo Pujati di Sacile, 280 all’Isis Sacile-Brugnera, 430 all’Istituto Torricelli di Maniago. Complessivamente, il percorso Uguali Diversi coinvolge circa 1.920 studenti in questa specifica azione educativa.
L’Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione riunisce professionisti che credono nella mediazione e nelle soluzioni condivise come via privilegiata per affrontare i conflitti. Portare questa visione dentro la scuola significa investire su un cambiamento culturale profondo, che oggi appare urgente. Perché imparare a parlare e ad ascoltare non è solo una competenza trasversale: può essere il confine sottile tra una frattura che si allarga e una relazione che, nonostante tutto, riesce a tenere.
Last modified: Gennaio 24, 2026

