Cordenons (domenica, 13 luglio 2025) — C’è chi si lascia fermare da poco. E chi, come Jacopo Verardo, continua a spingere avanti, anche quando la strada sembra sbarrata. Ha 22 anni, vive a Cordenons, e convive dalla nascita con una delle malattie neuromuscolari più complesse, la distrofia di Duchenne. Ma nella sua vita, la parola “rinuncia” sembra non essere mai entrata.
di Monia Settimi
Nei giorni scorsi ha pubblicato un appello sui social per trovare un assistente personale. Non un semplice aiuto, ma qualcuno che possa accompagnarlo nella sua corsa verso l’indipendenza. E la risposta è stata sorprendente: decine di messaggi, disponibilità, condivisioni. Una città intera che si è mossa. “Non me l’aspettavo”, ammette con un sorriso.
Jacopo è tutto tranne che fermo. Studia Scienze della Comunicazione, ha vissuto per mesi a Padova come studente fuori sede, si sposta in autonomia in treno, partecipa alle lezioni, fa esami e non si perde nemmeno i mercoledì sera universitari. “Con l’assistente giusto – dice – posso vivere come tutti. Non è solo una questione pratica: è un fatto di dignità, di umanità. Serve qualcuno che capisca che siamo due persone, non solo un incarico da svolgere”.
L’università è solo una parte del suo mondo. L’altra è il campo da gioco. Da oltre dieci anni è uno dei pilastri dei Friul Falcons, squadra di hockey in carrozzina di Udine. Ha iniziato quasi per caso, oggi è un pezzo fondamentale della squadra. “Il movimento, il gioco, l’energia: mi ha dato tanto. E anche quest’anno siamo arrivati in semifinale nazionale. È un orgoglio”.
A luglio si è chiusa la parentesi padovana. Ora Jacopo ha deciso di tornare a Cordenons per finire gli ultimi esami e cercare nuove opportunità, ma senza un assistente stabile, la sua autonomia è di nuovo appesa a un filo. Ecco perché ha deciso di cercarlo direttamente, mettendoci la faccia. E le risposte non hanno tardato ad arrivare.
“Non riesco a stare fermo. Ho bisogno di muovermi, di fare, di vivere. La Duchenne fa parte di me, ma non ha ancora trovato il modo per tenermi fermo”. E detto da lui, che ogni giorno combatte una battaglia silenziosa e potente, suona molto più che una semplice frase: è un manifesto.
Per chi risponderà al suo appello, sarà un lavoro. Ma anche una scoperta umana. Perché Jacopo non cerca solo assistenza. Cerca complicità, presenza, rispetto. E la possibilità di continuare a essere se stesso, ogni giorno. Senza sconti. E senza limiti.
Last modified: Luglio 13, 2025

