Pordenone — Il mercato del lavoro italiano fatica a tenere il passo con la domanda di competenze ICT, mentre l’Europa avanza. Secondo l’Osservatorio sulle Competenze Digitali 2025, realizzato da AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Talents Venture, ogni anno vengono pubblicati su LinkedIn circa 136mila annunci per professionisti digitali, ma solo 73mila nuovi specialisti entrano effettivamente nel mercato, creando un rapporto di quasi un nuovo occupato ogni due offerte. Per raggiungere la media europea e colmare il ritardo italiano, servirebbero 236mila professionisti ICT in più.
di Monia Settimi
La domanda di competenze digitali rimane elevata e in continua evoluzione. Tra le figure più richieste spiccano Sviluppatori Software, IT Project Manager e Software Engineer, con oltre 14mila annunci solo per sviluppatori. Ma le aziende cercano anche competenze all’avanguardia: il ruolo del Prompt Engineer ha registrato un +112% negli annunci, mentre le posizioni legate alla Cybersecurity crescono del 70%, segno che l’innovazione tecnologica sta ridefinendo il profilo dei professionisti richiesti.
Nonostante l’espansione dell’offerta formativa, con 850 corsi universitari ICT attivi nel 2024/25 e un aumento dei percorsi ITS (+40% nel 2023), la risposta del sistema educativo rimane insufficiente rispetto all’enorme fabbisogno del mercato. Solo il 30% degli intervistati possiede competenze informatiche di base, e appena il 17% sa utilizzare adeguatamente strumenti come Office. La partecipazione femminile ai corsi ICT resta bassa, intorno al 23%.
“La richiesta di competenze cresce al passo della tecnologia”, commenta Ludovica Busnach, Vice Presidente Anitec-Assinform, sottolineando l’importanza della collaborazione tra università, ITS e imprese, e la necessità di politiche pubbliche lungimiranti per trasformare l’Italia in un polo attrattivo per talenti digitali.
Il report evidenzia inoltre problemi di attrattività delle offerte di lavoro: su 10mila annunci analizzati, il 74% non indica la retribuzione, oltre la metà non menziona benefit, e solo il 36% fa riferimento alla flessibilità lavorativa, elementi chiave per attrarre giovani professionisti.
Per ridurre il divario con l’Europa, l’Osservatorio propone quattro pilastri strategici:
- Rafforzare il sistema formativo: ampliare corsi universitari e ITS, integrare certificazioni ICT e creare un Osservatorio Permanente sulla Formazione Digitale.
- Accesso equo alle competenze digitali: introdurre il digitale già dalla scuola primaria, potenziare laboratori e infrastrutture, promuovere la partecipazione femminile e garantire trasparenza nelle offerte di lavoro.
- Ecosistema scuola-impresa-ricerca: potenziare comitati permanenti, partenariati accademia-industria e percorsi co-progettati con contesti reali di lavoro.
- Valorizzare la forza lavoro digitale: incentivare formazione continua, aggiornamento delle competenze, corsi modulari e definizione di un dizionario nazionale delle competenze ICT.
Secondo Antonio Piva, Presidente di AICA, “diffondere una cultura digitale solida è la base per la competitività del Paese”. Senza una strategia coordinata che colleghi scuole, università e imprese, l’Italia rischia di rimanere indietro nella corsa globale alla tecnologia e all’innovazione.
Last modified: Novembre 19, 2025

