Pordenone (lunedì, 2 febbraio 2026) — C’è un modo diverso di raccontare un terremoto: non partendo dalle rovine, ma dalle decisioni che hanno permesso a una terra di non scomparire. È questo lo sguardo scelto dalla nuova serie documentaria “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”, in arrivo su Rai 3 BIS a partire da martedì 3 febbraio 2026, ogni settimana alle 21.20 (replica il venerdì alle 20.40), con disponibilità anche su RaiPlay.
di Monia Settimi
Il progetto, firmato dal regista Massimo Garlatti-Costa e prodotto da Belka Media e Raja Films, nasce nel cinquantesimo anniversario del sisma che il 6 maggio 1976 sconvolse il Friuli. Non un racconto cronachistico, ma un’indagine sulla ricostruzione come scelta collettiva, su come un territorio seppe trasformare l’emergenza in un percorso condiviso di rinascita.
Il cuore della narrazione è una prospettiva raramente esplorata: il contributo della Chiesa friulana nei mesi successivi al terremoto. Sacerdoti e religiose non furono soltanto figure di conforto spirituale, ma protagonisti attivi della vita quotidiana nelle tendopoli, mediatori con le istituzioni, promotori di iniziative economiche e sociali che rimisero in moto comunità intere.
Il titolo della serie richiama una frase che segnò un cambio di passo decisivo. In un’assemblea convocata pochi giorni dopo il sisma dal vescovo Alfredo Battisti, i preti di Glesie Furlane indicarono una priorità netta: prima garantire il lavoro, poi ricostruire le abitazioni, solo in seguito i luoghi di culto. Una visione che ribaltava ogni automatismo e che puntava a evitare lo svuotamento del territorio.
Composta da 18 episodi brevi, ciascuno di circa cinque minuti, la serie costruisce un racconto corale attraverso voci dirette, materiali d’archivio, filmati domestici in Super8 e fotografie custodite dalle comunità colpite. Ne emerge un affresco intimo e potente, dove la memoria non è mai fine a se stessa ma dialoga costantemente con l’oggi.
Sostenuta da Glesie Furlane, ARLeF, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dal Fondo Audiovisivo FVG, con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Udine, la docu-serie si inserisce nel solco di quella esperienza che negli anni è stata definita “Modello Friuli”: una ricostruzione fondata su responsabilità diffusa, partecipazione e lavoro.
Lontana da ogni nostalgia, la serie propone una riflessione attualissima su cosa significhi ricostruire davvero: non solo muri, ma relazioni, fiducia e futuro. Una lezione che, a cinquant’anni di distanza, continua a interrogare il presente.
Last modified: Febbraio 3, 2026

